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Il sindacato ha un posto preciso nella Costituzione della Repubblica italiana. L'articolo 39 recita: L'organizzazione sindacale è libera. Ai Sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione....

I sindacati sono organi che raccolgono i rappresentanti delle categorie produttive. ( sindacati dei lavoratori e sindacati dei datori di lavoro). La storia dei sindacati è però soprattutto storia dei lavoratori (operai, contadini, impiegati) che si riuniscono allo scopo di difendere gli interessi delle loro categorie.

Lo strumento di lotta per eccellenza del sindacato è lo sciopero. Tuttavia, l'attività dei sindacati viene espresso attraverso la contrattazione collettiva che risulta uno dei principali strumenti di autoregolamentazione per i rapporti di lavoro e per le relazioni sindacali.

Le prime forme di associazione dei lavoratori sorsero nel Regno Unito (Trade Unions) verso la fine del XVIII secolo. In breve si diffusero anche in Belgio, Austria, Spagna), Francia (Bourses du Travail) e Germania (Gewerkschaften); in Francia e Germania furono aspramente avversati. In tutti questi Paesi i sindacati furono accettati per legge. Nel 1901 nacque la Federazione Internazionale Sindacale con sede ad Amsterdam cui aderirono sindacati inglesi, francesi e degli Stati Uniti.

In italia, precedute dalle società del Mutuo Soccorso, nel 1870 si formarono delle associazioni operaie che nella loro costituzione si avvicinano molto alle strutture del sindacato moderno come le Camere del Lavoro e con lo sciopero del 1901 il diritto di organizzazione ed ebbero una colorazione politica principalmente socialista.

Dopo la parentesi fascista, durante la quale i Sindacati furono sciolti per dar posto alle Corporazioni, la Resistenza prima e la Liberazione poi portarono alla rinascita del Sindacalismo Libero.

Fu allora deciso di dar vita ad un'unica organizzazione: la Confederazione Generale del Lavoro (CGL). Essa era costituita da 3 correnti: comunista, socialista e cristiana.

La corrente cristiana si staccò allora dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) dando vita alla Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL), assieme ad elementi socialdemocratici che poco dopo insieme ai repubblicani dettero vita alla Unione Italiana del Lavoro (UIL).

A queste tre grandi Confederazioni, si aggiunse in seguito la CISNAL, ora Unione Generale del lavoro (UGL), politicamente ispirata alle posizioni della destra sociale e il 23 maggio 2010 l'Unione Sindacale di Base (USB) sindacato indipendente fondato dalla fusione tra  SdL Intercategoriale, RdB e parte della CUB.

L'USB nasce con i circa 250.000 iscritti provenienti dalle organizzazioni fondatrici e punta a diffondersi in tutti i settori del mondo del lavoro e in tutto il territorio nazionale; l'obiettivo è costruire un'alternativa di massa, ai sindacati storici.

Alla confederazione aderiscono in forma associativa anche l'AS.I.A. (Associazione per il diritto alla casa) e l'organizzazione dei pensionati. Il sindacato offre anche servizi fiscali, di patronato, uffici vertenze e legali, oltre ad avere vari sportelli per immigrati.

L'USB ha una struttura confederale articolata sul territorio nazionale, essendo presente in gran parte delle regioni e delle province. L'organizzazione interna si basa in due macro-aree intercategoriali: il settore pubblico e quello privato. A livello internazionale è affiliata alla Federazione Sindacale Mondiale.


Per scoprire la Sigla Sindacale che più ritieni vicino al tuo percorso lavorativo e politico, clicca sul nome o sullo stemma.
 
       

Ovviamente le sigle sindacali hanno il dovere di tutelare gli interessi dei lavoratori senza mai dimenticare che è "il lavoratore" il datore di lavoro della sigla di appartenena e mai il contrario.

NON ABBBIATE PAURA DEL CAMBIAMENTO!!!! Cancellarsi dalla sigla sindacale di appartenenza è facilissimo, basta una raccomandata all'Azienda e per conoscenza alla sigla stessa. Segueto le indicazioni di cui sotto è possibile trovare i moduli per le disdette risparmiando così le trattenute mensili.

 

 

L'Ispettorato del Lavoro dipende dalla Direzione provinciale del lavoro, diffusa su quasi tutto il terriotorio nazionale e presente in 93 Province. La Direzione ha assorbito i compiti del vecchio Ispettorato del lavoro soppresso in seguito alla nuova ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni col D. Lgs. 469/1997, e reso esecutivo con DM 7 novembre 1997, che fa capo al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Presso il Ministero, a livello centrale, è presente, in particolare la Direzione Generale dell'Attività Ispettiva (la c.d. DGAI) col compito di coordinamento a livello nazionale della funzioni di vigilanza, istituita proprio col D. lgs. n° 124/2004.

Si occupa della repressione delle violazioni in materia del lavoro, ma anche di favorire la conciliazione tra datore di lavoro e lavoratore laddove questa sia possibile.

I poteri dell'Ispettore del lavoro sono molteplici e possono suddividersi in due macro aree, a seconda della sanzione che determinano nell'ordinamento giuridico, e seguono la suddivisione dei poteri procedurali che utilizza l'Ispettore:

  • l'ambito penale, ovvero processual-penalistico, seguendo le norme del codice di rito relativo, qualora ravvisi gli estremi di reato, e in tal caso prenderà la veste di Ufficiale di Polizia Giudiziaria;
  • l'ambito amministrativo, ossia l'attività svolta seguendo le norme relative alla legge n° 689/1981, nonché le altre normative specifiche.

Ai sensi del DPR n. 520/1955, art. 8, e riprendendo quanto già previsto dalla legge n. 1361/1912, gli ispettori del lavoro hanno facoltà di visitare in ogni parte, a qualunque ora del giorno e anche della notte, i laboratori, gli opifici, i cantieri, ed i lavori, in quanto siano sottoposti alla loro vigilanza, nonché i dormitori e refettori annessi agli stabilimenti, con l'unico limite rappresentato dai locali annessi a luoghi di lavoro e che non siano direttamente od indirettamente connessi con l'esercizio dell'azienda, sempre che non abbiano fondato sospetto che tali luoghi servano a compiere o a nascondere violazioni di legge potendo, in tal caso, accederci. Agendo, generalmente, in ambito amministrativo l'ispettore del lavoro non necessita di alcuna esplicita autorizzazione del datore di lavoro o del magistrato (Cfr. sentenza n. 10/1971 Corte Cost., con riferimento all'art. 14, comma 3, Cost., secondo il quale "Gli accertamenti e le ispezioni ... a fini economici e fiscali sono regolati dalle leggi speciali.").

Inoltre, gli ispettori possono richiedere l'opera dell'ufficiale sanitario, dei sanitari dipendenti da enti pubblici e dei medici di fabbrica, quando debbano compiere accertamenti sulle condizioni sanitarie dei lavoratori e sulle condizioni igieniche dei locali di lavoro e delle loro dipendenze.

Gli Ispettori possono trarre copia di tutta la documentazione utile alle indagini, chiedere informazioni a tutti gli uffici pubblici, oltre che ai Consulenti del lavoro, ai patronati e agli istituti di previdenza (INPS, INAIL, INPDAP, IPSEMA, ENPALS, ecc.). Può raccogliere spontanee dichiarazioni da parte di tutti coloro che operano presso la sede di lavoro.

L'intralcio alle indagini, se si manifesta come resistenza all'autorità, è punibile ai sensi degli artt. 336 c.p., violenza o minaccia a pubblico ufficiale, o 337 c.p., resistenza a pubblico ufficiale.

Inoltre, e ben più pregnante, l'Ispettore del lavoro può chiedere informazioni a qualunque soggetto o ente, pubblico o privato, compresi lavoratore, datore di lavoro, consulente del lavoro, ecc., in materia relativa all'attività oggetto di indagine giuslavoristica, la cui mancata ottemperanza, o qualora vengano date notizie scientemente errate, è sanzionata penalmente ai sensi dell'art. 4, comma 7, della legge n. 628/1961, mod. D. Lgs. n. 758/1994, con l'arresto fino a 2 mesi o con l'ammenda fino ad € 516.

Per scoprire i contatti territoriali delle Direzioni Regionali del Lavoro clicca sul nome o sullo stemma.

 

Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. L'istituzione del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro è riconducibile all'esigenza di contrastare in modo efficace fenomeni di rilevante allarme sociale e di notevole negatività dei quali si erano avuti da più parti preoccupanti segnali.
Il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro opera alle dipendenze funzionali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il personale viene accuratamente selezionato in relazione a:

  • inclinazione e predisposizione all'attività ispettiva;
  • esperienza e/o attitudine all'attività investigativa;
  • preparazione tecnico professionale nel particolare settore, conseguita attraverso la frequenza di particolari corsi di specializzazione.

Agisce d'iniziativa, ma anche a supporto dell'attività operativa degli altri Reparti dell'Arma, i compiti sono prevalentemente diretti ad accertare violazioni in materia giuslavoristica e Legislazione Sociale.

Al personale del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro, nell'esercizio delle proprie funzioni, vengono attribuiti "i poteri ispettivi e di vigilanza" necessari all'espletamento di tutti i compiti di controllo e verifica affidati al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dalle normative vigenti in materia di lavoro, su tutto il territorio nazionale e finanche all'estero.

 

Per scoprire i contatti territoriali del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro clicca sul nome o sullo stemma oppure rivolgersi al Comando territoriale più vicino al proprio domicilio.

 


 
     
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